Ecco Daniel Levy, il nuovo coach dei Dolphins

Cambio al timone per i GLS Dolphins Ancona.

Daniel Levy Coach Ancona DolphinsRoberto Rotelli, come annunciato alla fine della stagione scorsa, non è più il capo allenatore dei marchigiani e la franchigia dorica ha optato per un allenatore d’oltreoceano. “Roberto ha fatto un lavoro enorme negli ultimi 2 anni e mezzo e rimane il nostro perno imprescindibile – spiega il presidente Leonardo Lombardi -. Gli impegni professionali lo assorbono molto (proprio l’altroieri è partito per 3 settimane negli States, ndr) e quindi ha fatto un passo indietro, rimanendo responsabile dell’area tecnica e assistente allenatore. Come società abbiamo quindi voluto cambiare passo, investire in un progetto a lungo termine che faccia crescere i ragazzi ingaggiando un coach dedicato a tempo pieno, che segua ogni atleta non solo in campo, ma anche fuori dal campo, in palestra, in sala video, in sessioni individuali. La scelta è caduta su Daniel Levy, 31 anni, un coach giovane, motivato, ma che allo stesso tempo ha già una grande esperienza internazionale, avendo allenato in Usa, in Europa e in Brasile, quindi conosce bene le dinamiche del football non professionistico. Inoltre, Levy applica esattamente le stesse filosofie di gioco che ci hanno contraddistinto negli ultimi anni, sia in attacco sia in difesa, quindi il cambio non sarà uno stravolgimento”.

Daniel G. Levy è nato 31 anni fa in Oklahoma, USA, nel gennaio 1984, e ha frequentato la TCU (Texas Christian University, prestigiosa Università militante nella prima divisione della NCAA) dal 2002 al 2006. Successivamente è stato ingaggiato in Europa per 2 anni come giocatore e allenatore dai Vikings dell’Università di Limerick, che con lui furono finalisti al primo anno e poi campioni nazionali al secondo anno. Dopo la prima esperienza europea si è trasferito in Polonia, dove ha giocato e allenato per 1 anno a Cracovia con i Tigers. Un breve rientro negli USA dove è stato assistente allenatore alla Episcopal School di Baton Rouge in Louisiana, e ancora una tappa europea dove conduce i norvegesi Kristiansand Gladiators per 2 anni, portandoli alla prima finale nazionale della loro storia. Dopo le diverse esperienze europee è diventato uno dei protagonisti del vero e proprio boom in atto negli ultimi anni nel football americano in Brasile, dove è stato chiamato per 2 anni a guidare prima i Missão Paranà e poi i Vila Velha Tritões, che ha condotto ai playoff nazionali. In Brasile è stato anche allenatore dei linebacker e dei defensive back della nazionale verdeoro che recentemente si è qualificata ai prossimi Mondiali del 2015 che si terranno in estate negli USA. Dal 2014 è stato introdotto nella Hall of Fame di Touchdown Europe. Nel ultimo mese di gennaio è stato chiamato come selezionatore al Conquistador Bowl, l’All Star Game di college football dove i migliori atleti universitari si mettono in mostra per i campionati professionistici.
Conosciamolo meglio.
– Come è stato l’impatto con la cultura italiana e con Ancona in particolare?
“Sono affascinato dalla cultura italiana, è molto calda e aperta. Tutti sono molto gentili e disponibili nell’aiutarmi. Già sono stato invitato in diverse case per cena, dove ho mangiato (troppo…) cibo incredibilmente buono, e questo sembra essere il modo preferito da molte persone per dire “benvenuto al mio paese”, è davvero fantastico!”
– Per quanto riguarda la squadra? Qual è la tua impressione sull’organizzazione, gli allenatori, i giocatori? “Penso che il livello di esperienza qui ad Ancona sia qualcosa di unico. Ci sono molti giocatori di esperienza e allenatori capaci e preparati. Questo aiuta e rende più facile insegnare assieme a loro, perché non si inizia da zero. Gli allenatori capiscono, i veterani capiscono.”
– Hai un gruppo di giocatori molto diversi tra loro: giovani e meno giovani, inesperti e veterani, ecc. Quali sono i tuoi programmi per rendere ognuno di loro un giocatore migliore? “Ci sono modalità diverse tra i veterani e i giocatori più giovani. Con questi ultimi, si tratta di tecniche abituali di coaching: concentrandosi sui dettagli, sulle ripetizioni, cercando di elevare il loro Q.I. relativo al football.
Con i giocatori più anziani è un po’ diverso. Se esiste il detto “non si possono insegnare nuovi trucchi a un vecchio cane” ci sarà un motivo. Comunque cercherò di insegnarne loro uno o due! Io li vedo come ragazzi che possono avere il ruolo di mentori, ma che ancora ci aiuteranno sul campo. Posso fidarmi di questi veterani per insegnare sistemi e concetti, e so che saranno nel posto giusto al momento giusto. Ci vuole solo un po’ di sforzo in più per cambiare il modo in cui sono abituati a fare le cose.”
– E per quanto riguarda la IFL? Che idea te se nei fatto? “La IFL ha moltissime buone squadre, e con la divisione Nord / Sud di quest’anno sarà interessante vedere cosa ne viene fuori. Per noi la squadra più importante sarà sempre la prossima che viene nel calendario, domenica dopo domenica. Per essere totalmente onesto, i Marines Lazio sono cerchiati sul mio calendario. Il loro allenatore è un mio buon amico, Stan Bedwell. Ho verificato i loro progressi da vicino in questi ultimi mesi, come hanno aggiornato il roster e la profondità dello stesso, gli allenatori di gran livello che hanno ingaggiato, i due giocatori di Division 1 FBS, e so che – almeno in attacco . Stan cercherà di lanciare per 1.000 yds a partita! Quindi so che quella partita – come tutte le altre – sarà una grande sfida per noi.”
– Hai allenato in molti paesi e a diversi livelli. Cosa pensi del football italiano rispetto al resto del mondo? “Da quello che ho potuto vedere il football italiano è una delle realtà più organizzate. Si può percepire che esiste una tradizione e che molti giocatori e allenatori americani hanno fatto la storia in Italia nel corso dei decenni. Le regole sugli “imports” sono molto severe e restrittive rispetto ad altri paesi, ma è bello vedere l’enfasi che c’è verso la crescita del talento italiano.”
– Gli obiettivi per la prossima stagione? “Il mio obiettivo primario, non importa dove sono, è quello di vincere un campionato. Ad Ancona non è diverso. Ma per raggiungere questo obiettivo finale, dovremo realizzare una lunga serie di obiettivi più immediati nel breve termine.”
– Qualcosa su di te, tu primi passi nel football, i tuoi interessi, le tue passioni? “Il football è la grande passione della mia vita. Sono anche uno scrittore quindi viaggiare e allenare è l’ideale per me. Ma il football può essere sia una fonte di ispirazione sia una distrazione, perchè tendo a diventare ossessivo sul gioco quando alleno. Ho una compagna brasiliana che a breve sarà qui con me per tutta la stagione. Io sono abituato a urlare e dire ai miei giocatori cosa fare, ma se sentite qualcuno che urla contro di me e mi dice cosa fare, probabilmente è lei!”
– Un’ultima cosa a cui tieni… “Sarei grato se visitaste il mio sito e leggeste i miei racconti su allenatori e giocatori stranieri di football, sulle loro storie e le loro esperienze. Sarà aggiornato presto con una nuova storia!”

Sergio Moretti, ufficio stampa Dolphins Ancona

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