Domenica Italia-Spagna. Intervista a coach Borchini

blue team junior 3

Si avvicina la partita più importante da quando è alla guida della Nazionale Under 19, che domenica alle 13.30 a Torino (stadio Primo Nebiolo, ingresso gratuito) affronterà la Spagna. In palio c’è la possibilità di giocarsi il torneo di qualificazione per i prossimi campionati europei di categoria che si disputeranno in estate. A pochi giorni dalla partita, l’head coach Paolo Borchini fa il punto della situazione.

Coach, quali indicazioni ha potuto trarre dalla partita di Milano contro USA AFW Elite?  – “Sicuramente gli americani hanno messo a nudo tutti i nostri problemi. Abbiamo commesso molti errori, la maggior parte normali per una squadra giovane e questo ci può stare. Li abbiamo analizzati e naturalmente il nostro compito sarà quello di evitarli nella gara contro la Spagna. Ma anche l’atteggiamento deve essere diverso. Probabilmente il fatto di giocare una partita già persa in partenza e con la prospettiva di averne una molto più importante una settimana dopo ha influito. Sapevamo già che avremmo pagato dazio per alcune cose, come ad esempio il fatto che molti nostri giocatori sono abituati a giocare a 9 nei loro campionati e quindi su alcuni movimenti non c’è stata la giusta sincronia. Ma ho fiducia che su questo aspetto a Torino saremo una squadra diversa. Siamo consci dell’importanza della partita.”

Il roster sarà molto diverso?  “Non credo. Purtroppo Petrolati si è infortunato a un dito, ma in compenso dovremo avere un paio di giocatori in più che non abbiamo potuto avere a Milano. In generale, comunque, non saremo molto diversi.”

Che squadra è la Spagna?  “Misteriosa, dato che non esistono video della formazione spagnola. So che hanno svolto un raduno di 4 giorni e verosimilmente avranno avuto a che fare con problematiche simili alle nostre dal punto di vista dell’assemblaggio della squadra. Con Parma mi è capitato di affrontare alcune squadre spagnole, in generale il loro football a livello senior sembra essere un po’ più indietro rispetto al nostro, anche se è vero che se parliamo di under 19 è fatale che ci sia un certo livellamento dovuto alla minore esperienza dei giocatori.”

A prescindere da come andrà questa avventura europea, di che cosa ha bisogno il nostro football giovanile per crescere?  “Di lavorare dal punto di vista della preparazione atletica. Sabato a Milano il gap con gli americani è stato evidente, anche se naturalmente già lo sapevamo ed è normale che sia così. I nostri ragazzi si allenano per 4 mesi l’anno e solo 2 o 3 volte alla settimana. Credo che un giorno dovremo arrivare, anche seguendoli a distanza, a crescere fisicamente. A quel punto anche lavorare sulla tecnica sarà più semplice. D’altronde per far viaggiare una macchina hai bisogno prima di costruire la strada. I nostri ragazzi hanno delle potenzialità ottime, ho potuto apprezzarle durante i raduni. Solo che restano inespresse proprio a causa di questo problema. Alcuni ragazzi che hanno seguito programmi personalizzati sono cresciuti moltissimo. Se si migliora la velocità di esecuzione cambia tutto, d’altronde che la strada sia questa lo dimostrano anche i più bravi di tutti, cioè gli americani, che nei college investono moltissimo su questo aspetto per crescere ancora dal punto di vista atletico. Chiaramente non basta perché il nostro è uno sport complesso e, come detto prima, anche passare a giocare dal football a 9 a quello a 11 cambia parecchio. Ma io credo che possiamo essere fiduciosi, idee e disponibilità ci sono sia da parte della federazione sia dei tecnici, anzi, da per questo aspetto credo che la Nazionale Under 19 possa anche diventare un luogo utile per l’interscambio dei coach. Questo lo dico al di là di come andrà la mia esperienza e del mio programma, che intendo portare a termine per poi parlarne in consiglio federale, com’è giusto che sia.”

ufficio stampa fidaf – foto guido gilberti

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