Stranieri in seconda divisione, due parole con Stefano Gavina

usa in seconda divisione

Adesso l’attenzione è puntata sui Guelfi, ma chissà quante altre sono le squadre i cui atleti sono sotto la lente d’ingrandimento del Procuratore Federale. Il rumore sui social media comincia a farsi “forte” ed è vicino a diventar frastuono. Diventa quindi necessario tentar di capirci qualcosa chiedendo lumi a Stefano Gavina, consigliere federale con delega ai “Rapporti con i Giocatori”.

Cominciamo con le “basi”: partiamo con la definizione di “atleta di scuola italiana”:
Premessa: non entro nel merito della vicenda Stowers- Guelfi in quanto c’è un indagine della procura federale in corso, tuttavia questo episodio, unitamente ad altri, tra cui non è possibile non menzionare la vicenda dell giocatore inglese dei Mastini Verona (Felix Titherley, già in forza ai Leeds Cetics con i quali giocò nel 2013 contro gli Edimburgh Predators, e che costò ai veronesi la sconfitta a tavolino nella partita contro i Vicenza Hurricanes oltre una squalifica di un mese al giocatore [ndr]), impone un’analisi approfondita dell’attuale sistema di tesseramento ed in particolare sulla questione dei cosiddetti giocatori di “scuola italiana”. Il vulnus è la procedura di riconoscimento di tale status: le società dichiarano sotto la loro responsabilità, nel caso di tesseramento di giocatore non italiano, che il giocatore è di “scuola italiana” e l’ufficio tesseramenti, a meno di richiesta di approfondimento da parte della società stessa, procede al tesseramento. Quindi basta un’autocertificazione.

E che succede se l’autocertificazione viene messa in dubbio?
“L’Ufficio Tesseramenti procede a richiesta alla verifica dello status del giocatore e qui cominciano i problemi, in particolare se si tratta di verificare posizioni di giocatori che potrebbero o meno aver frequentato programmi sportivi presso una High School Statunitense in quanto non esiste un organo nazionale che registri l’avvenuto tesseramento ne tanto meno lo schieramento a roster di un determinato giocatore, cosa che non avviene nella quasi totalità delle altre nazioni, che strutturate in modo simile a quello italiano, registrano la “vita sportiva” di ogni atleta. L’Ufficio Tesseramenti si trova quindi nella scomoda posizione di dover trattare direttamente con la High School di provenienza del giocatore che, appellandosi al diritto di privacy, può rifiutarsi di fornire le informazioni necessarie. Va da sé che questa situazione sta creando delle disparità notevoli: un giocatore europeo non può essere schierato come giocatore di “scuola italiana” nel caso sia già stato tesserato e schierato in una squadra di football europea, mentre un giocatore statunitense, proprio a causa della difficoltà di procedere a tali controlli, potrebbe usufruire in modo improprio di tale status”.

Quindi a un atleta che abbia partecipato a un incontro, ad esempio, con i Moskwa Swans è impedito di giocare nel campionato italiano perché “non di scuola italiana”, mentre un atleta nato e cresciuto negli Usa, se autocertifica di non aver mai giocato, ha le porte
aperte. Soluzioni?
“Una, adottata già in altre federazioni, sarebbe quella di richiedere almeno un anno di tesseramento come atleta, prima di poter accedere allo status di giocatore di “scuola italiana”. Un’altra soluzione potrebbe essere la richiesta preventiva da parte dell’Ufficio Tesseramenti di una dichiarazione da parte della scuola di provenienza (High School o College) dei programmi sportivi seguiti dal giocatore, ovvero se è stato schierato o meno a roster in una partita, prima di procedere alla definizione dello status di “scuola italiana” del giocatore stesso. Sicuramente sarà un argomento che il Consiglio Federale dovrà affrontare a breve, alfine di trovare una soluzione che eviti situazioni “potenzialmente” sbilanciate come quella attuale”.

A inizio intervista si è accennato al “caso Stowers”, il giocatore dei Guelfi che pare abbia avuto un passato agonistico negli Stati Uniti. Il Procuratore Federale, come ovvio, si trincera dietro il “segreto istruttorio”, visto che le indagini sono ancora in corso, e
anche i Guelfi non si sbottonano: “Per il momento preferisco non commentare“, dice Filippo Martelli. “Abbiamo dato massima collaborazione al Procuratore e vediamo cosa viene fuori. Credo che una decisione sarà presa da Fidaf molto presto visto l’imminenza dei play off. ci risentiamo dopo la sentenza del giudice”.

American Football News
[riproduzione riservata]

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